Archivio per Aprile 11, 2007




Karatedo e Aikido

karatedo.gifIl Karatedo è una arte marziale originaria del regno di Ryukyu,oggi prefettura di Okinawa,il karate derica dal kung-fu che venne poi chiamato Tode cioè mano cinese e successivamente karate.Un pungo o un colpo o un calcio assestato correttamente(che si arrestaa pochi millimentri dall’avversario)costistuiscono un punto cioè ippon.Vince chi riesce a fare tre punti in tre minuti.

L’ Aikido si basa in parte sul jujutsu,l’arte di sconfiggere l’avversario a mani nude,e consiste in tecniche di proiezione e immobilizzazione.I suoi elementi centrali sono la crescita spirituale e lo sviluppo della flessibilità del corpo.

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Kyudo

kyudo-1-11.jpgkyudo.jpgKyudo significa letteralmente il modo dell’ arco ed è considerato da molti come la piu’ pura delle arti marziali collegate allo zen.Nel passato l’arco giapponese è stato usato per cacciare, per la guerra,le cerimonie di corte, i giochi ed i tornei.l suo vecchio nome era kyujutsu (“tecnica dell’ arco”) che comprendeva esclusivamente le abilità e le tecniche dell’arciere guerriero. Alcune delle scuole antiche, conosciute come ryu ancor’oggi organizzano cerimonie e i giochi con il rigore e la tradizione antica.Il kyudo moderno si esercita in soprattutto come metodo di sviluppo fisico, morale e spirituale.L’ essenza del kyudo moderno e’ sinonimo d’inseguimento della verità, della qualità e della bellezza.La verità nel kyudo si manifestata durante il tiro tramite i suoi tre elementi :

* Atteggiamento,
  * Movimento
  * Tecnica

che si uniscono in una condizione di armonia unica.Un colpo perfetto nel kyudo non è quello che colpisce il centro del bersaglio,ma quello in cui la freccia può dirsi aver raggiunto il centro del bersaglio prima di essere scoccata. La qualità del tiro comprende infatti ben altre qualità d’animo come la cortesia, la pietà, la moralità e la non-aggressivita’.Nel kyudo, la qualità del tiro è indicata visualizzando l’ atteggiamento ed il comportamento . Un buon arciere di kyudo è una persona che mantiene la compostezza e la tolleranza anche in momenti critici e di grande conflitto.La bellezza del kyudo come disciplina spirituale aumenta la durata della vita e stimola lo spirito. Nel kyudo la bellezza può anche essere trovata nella tolleranza, nella teatralita’ del tiro e nell’ eleganza dell’ abbigliamento tradizionale dell’arciere.La bellezza si manifesta nell’ “etiquette” raffinata che circonda la cerimonia del kyudo. L’”Etiquette”, che è la cortesia e rispetto per gli altri, è un elemento essenziale di pratica di kyudo.

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Kendo

kendoambodensee.jpgll kendo è la leggendaria scherma tradizionale dei Samurai, letteralmente Via (“do”) della spada (“Ken”).Arte marziale giapponese per eccellenza, si pratica utilizzando lo shinai, un bastone formato da quattro canne di bambù, in sostituzione della vera e propria spada, la katana. Durante l’allenamento il corpo viene protetto da una armatura,kendo11.gif bogu, formata da maschera, corpetto, guanti e un paraventre. Lo shinai viene usato con entrambe le mani e il colpo deve essere inferto come si farebbe con una vera spada: non si deve quindi “battere” come con un normale bastone, ma “tagliare” sui punti prestabiliti del corpo in modo da procurare una ipotetica morte o messa fuori combattimento dell’avversario.
Ma che cosa è il kendo? È la più antica arte marziale e, con il Sumo, l’unica autoctona del Giappone. Alcuni la fanno derivare dalla scherma cinese unicamente perché scambiano le tecniche di costruzione delle spade usate nel Katai con l’impiego dell’arma stessa; ma la Katana è inconfondibilmente giapponese e l’impiego che ne fece la nobiltà guerriera è magistralmente descritto in volumi celebrati. Poco reclamizzata ai giorni nostri da film o personaggi spettacolari, la scherma giapponese è stata meno divulgata del karate, ad esempio, il quale è, si noti, poco praticato nella terra del Sol Levante. Il kendo invece conta milioni di appassionati ed è inserita come materia nelle scuole dell’obbligo fin dalle elementari.Il kendo è anche sport, ma non solo. Come tutte le arti marziali, in special modo la spada che affonda le sue radici in tempi antichissimi, conserva lo studio delle buone maniere, della cortesia e della filosofia del combattimento, l’accettazione serena di una vittoria o di una sconfitta. Un approccio decisamente diverso dalle moderne attività sportive, votate all’agonismo più estremo che troppo spesso dimenticano il ruolo dell’educazione e della crescita dell’individuo. La storia del kendo fu tratteggiata in epoche successive dallo Zen e dal Confucianesimo. Questi insegnamenti aiutano la pratica da un punto di vista morale e filosofico. La fedeltà alla parola data, il superamento della paura della morte, la sopportazione del sacrificio sono tutti elementi comuni al Kendo. Se consideriamo che questa era l’arte marziale della Nobiltà Guerriera giapponese, appare chiaro come la formazione del praticante venisse basata sia sullo studio della tecnica che della filosofia.

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Virtua Fighter

5272.jpg

Virtua Fighter è un videogioco nato nel 1993 dalla casa produttrice Sega come genere picchiaduro e negli anni ha avuto talmente tanto successo che sono nate non solo altre serie ma anche un vero e proprio anime.La storia dell’anime si snoda con il protagonista principale Akira, nel ruolo del personaggio scanzonato, pigro e sempre affamato, ma fortissimo, dal cuore puro e sempre schierato dalla parte del bene. Un gruppo criminale rapisce Sarah per portare avanti i propri studi per la creazione di un combattente perfetto, prima facendole il lavaggio del cervello e poi creando un robot (Dural) combattente con le sue caratteristiche. Akira, Pai e Jacky devono quindi affrontare una serie di avventure e combattimenti, incontrando personaggi amici e nemici, per salvare Sarah.Personalmente ho visto tutte le puntate e la trama non è delle migliori ma vengono affrontate le varie tecniche di combattimento:Jeet Kune Do,Ninjutsu,Hakkyoku-Ken,Koen-Ken ….che sono davvero interessanti.

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Parliamo di Judo

Ukemi = cadute (letteralmente uke = ricevere, mi = corpo)
Ushiro-ukemi = cadute indietro
Yoko-ukemi = cadute laterali
Mae-kaiten-ukemi = cadute rotolate in avanti
Mae-ukemi = cadute in avanti frontale
Kuzushi = squilibrio
(1^ fase di una tecnica di proiezione)
Tsukuri = “preparazione”
(2^ fase di una tecnica di proiezione)
Kake = proiezione
(3^ fase di una tecnica di proiezione)
Dan = grado (per cinture nere)
Kyu = grado, classe (per principianti)
Shisei = posizione/i del corpo
De-ashi-barai = spazzata del piede che avanza
Hiza-guruma = ruota intorno al ginocchio

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Judo

La lotta è una degli sport più vecchi del mondo. Ma, al principio non si parlava di sport; era semplicemente il mezzo per fare intendere agli altri ragione attraverso l’uso della forza. Talvolta lo scopo era addirittura di sopprimere il nemico. In tutte le regioni del mondo, ogni popolazione possedeva un sistema di combattimento con armi o a mani nude, che migliorava assieme ai progressi della civiltà. In Cina e in Egitto si utilizzavano anticamente già raffinate tecniche di combattimento. Il Giappone, durante millenni, visse isolato dal mondo. Nel V secolo, la civiltà cinese penetrò attraverso la Corea e modificò profondamente la cultura nipponica. Questo avvenimento ebbe ripercussioni politiche e culturali sul Giappone: i monarchi inviarono a più riprese delle missioni culturali in Cina ed in Corea per consolidare ed approfondire le scienze acquisite.Il Giappone viveva sotto un regime feudale retto dall’imperatore, dove, in realtà, il potere era esercitato da un governatore militare: lo Shogun. Il paese era diviso in distretti militari appartenenti ai vassalli dello Shogun, i Daymio, temibili guerrieri.La lotta corpo a corpo e le altre arti marziali trovarono, nel Giappone feudale, un terreno meraviglioso per svilupparsi. L’apporto della cultura cinese in fatto di combattimento a mani nude fu notevole: vennero applicate le avanzate nozioni mediche e i principi taoisti dello yin e yang. La conoscenza dei punti vitali dell’organismo permise di sviluppare tecniche di combattimento che si basavano sui colpi inferti: gli atemi.Dopo il XVII secolo venne creato il bushido, e si sviluppò il Ju Jitsu come “pratica della flessibilità”. L’influenza del buddismo fu preponderante ed i samurai, che storicamente avevano disprezzato le forme di lotta a corpo a corpo come adatte solo alle classi inferiori, cominciarono a sviluppare elaborate tecniche di combattimento in cui il principio JU (flessibilità) era dominante. Basandosi dunque su principi filosfici taoisti e buddisti, i bushi (i guerrieri) ripensarono le tecniche di combattimento. Il XVII secolo fu particolarmente ricco e segnò il periodo d’oro della pratica del Ju Jitsu. In quest’epoca furono create innumerevoli prese e tecniche di attacco e difesa. Ogni scuola ed ogni maestro conservava gelosamente i segreti laboriosamente messi a punto. Nel patrimonio tecnico del Judo rimane memoria delle antiche tecniche della scuola di Ju Jitsu Kito Ryu: esse compongono “la forma delle cose antiche”, il Koshiki no kata.

Jigoro Kano (1863-1938)
L’iniziazione alle tecniche segrete si operava nel più grande mistero: pochissime scuole misero per iscritto i loro insegnamenti. La trasmissione era dunque quasi sempre orale. Questo stato di cose si prolungò fino alla fine del periodo feudale (1867) e, ancora oggi, alcune vecchie scuole di Ju Jitsu conservano gelosamente i loro segreti.L’imperatore Mutsu-Hito (1867-1912) introdusse in Giappone la civiltà occidentale e questo determinò, nel giro di qualche anno, l’adozione delle scienze e delle arti europee. Il rapido mutamento che ne conseguì e l’infatuazione verso la cultura occidentale, misero in cattiva luce tutto ciò che caratterizzava l’antico regime feudale.Le arti marziali cominciarono ad essere viste con disprezzo e l’introduzione dei fucili e delle armi bianche favorì l’abbandono dei metodi di lotta. Soltanto i samurai vi rimasero fedeli. Gli esperti di Ju Jitsu furono costretti ad impartire lezioni per vivere, ma il desiderio di aderire alla cultura occidentale condusse rapidamente ad un rilassamento dei costumi: la tradizione marziale rischiava di scomparire.

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